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Dalle tenebre alla luce

Dic 28, 2015 | Kriya

di Clara Antini La Valle

Kriya Yoga: dalle tenebre alla luce

Kriya yoga: uno yoga  fisico e dinamico, una tecnica di pranayama e una forma di meditazione.

La fusione perfetta di tre componenti: corpo, prana e spirito .

 

Cosa signifa fare yoga

Fare yoga significa realizzare e concretizzare le proprie potenzialità. Si tratta di decidere a mente fredda cosa si vuole andare a fare.

L’obbiettivo deve essere chiaro, quindi è importante dichiarare di voler fare una certa azione.

Se però formuliamo la nostra richiesta in negativo, faremo sicuramente fatica a ottenere qualcosa di buono e positivo.

Come iniziare la pratica di Yoga

E’ importante inoltre arrivare sull’asana approdando direttamente alla perfezione, senza aver bisogno di “aggiustare” la posizione.

E’ necessario quindi partire con il piede giusto; se siamo tesi o arrabbiati, non dobbiamo prendere il tappetino, metterci a fare subito un asana e sperare di uscire da quello stato di disagio.

Dobbiamo prima iniziare il nostro processo di purificazione della mente.

All’inizio di ogni pratica

All’inizio di ogni pratica dobbiamo prenderci un momento di raccoglimento, se necessario qualche sospiro e qualche sbadiglio per rilasciare le tensioni per poi concentrarci nella pratica Yoga, e nel nostro caso, di Kriya Yoga.

I Kriya obbligano la mente a seguire costantemente un determinato movimento, al punto che è difficile che possano venire a galla i pensieri parassiti.

Kriya, La purezza del movimento

Il termine “Kriya” significa “movimento” e si tratta di un movimento, che talvolta può essere anche solo interno.

E comunque un movimento talmente puro che nessuna forma di inerzia può bloccare.

Per “inerzia” intendiamo una forza negativa che si traduce, sul piano pranico, con una perdita di vitalità.

Spesso accade che invecchiando, la mente tenda ad impigrirsi e a diventare lenta, portando dei blocchi fisici, problemi psicologici e nevrosi.

Kriya, la purezza del movimento della mente

Di conseguenza “Kriya”, il processo di “purificazione”, conduce allo stato di purezza, a una mente agile come quando eravamo bambini.

I pensieri dovrebbero essere sempre veloci, immediati; la mente pura sta ovunque in qualunque momento.

Con il Kriya yoga cerco di ripartire portando la mente a riappropriarsi dei propri spazi per renderla felice.

La Mente agisce sul corpo tramite Prana

Bisogna quindi purificare la mente per interagire attraverso essa con il corpo.

Il nostro aspetto posturale, i nostri atteggiamenti rispecchiano la nostra condizione mentale.

Noi portiamo l’attenzione percettiva verso la parte del corpo stimolata dal asana, possiamo intervenire sulla respirazione, sui muscoli, ma consapevolmente non abbiamo la possibilità di agire sulla digestione e sul battito cardiaco.

Quindi come possiamo interagire su tutto il resto del “nostro microcosmo”?

Affinando la percezione, lavorando sulla consapevolezza del corpo attraverso il prana, gestendo il prana.

Uno dei compiti fondamentali della mente è guidare il prana.

In questo modo la mente controlla i movimenti fisiologici e metabolici del corpo aiutandolo a non somatizzare.

Che cos’è il prana e come si percepisce?

Pra-ana significa “per l’anima”; prana è tutto ciò che dà la possibilità di animare.

Si potrebbe dire che il prana è tutto quello che sorregge la vita.

Gli istinti, gli impulsi, le sensazioni sono prana.

Anche se pensiamo a una notte con la luna piena o a un tramonto, proviamo delle sensazioni, è sufficiente il solo ricordo, anche questo è prana.

Il prana esiste quando si crea un’attrazione: occorre un oggetto di attrazione, come si attraggono il ferro e la calamita.

Si dice che il prana sia a forma di uovo o come un lingam, simbolo fallico considerato una forma di Shiva, che rappresenta la forma dell’assoluto trascendente, senza principio né fine.

Il prana non è quindi limitato al corpo fisico.

La sfera del prana è più densa della materia grossolana.

E qui citiamo il detto dello Hatha Yoga: “Shiva senza Shakti è Shava”.

In questa frase Shiva rappresenta il corpo vivo, Shakti è il prana e Shava è il cadavere.

Quindi, un corpo senza prana è un cadavere. Se nei movimenti che facciamo non c’è prana, è come se andassimo a smuovere un cadavere…!

Tamas, Raja, Sattva

Lo scopo del Kriya Yoga, è quindi

  • purificare lo stato Tamasico, di inerzia, oscurità, incoscienza, pesantezza, vitalizzandolo al punto di divenire Rajasico, quindi passionale, pulsante, sanguigno, caldo;
  • e in seguito di vitalizzare Rajas, condizione regale umana, al punto di divenire Sattvico, ovvero di raggiungere uno stato di purezza, la qualità luminosa omnipervadente.

Tutto ciò si realizza con un impulso sempre più rapido, fino a raggiungere la condizione sattvica che è velocità assoluta, talmente alta che risulta immobile.

Questo è lo stato di uno spirito veramente puro in grado di intuizioni istantanee, di una “ immobilità dinamica”.

I passaggi del Kriya Yoga

I passaggi che abbiamo percorso quest’anno di Kriya Yoga sono ben correlati tra loro.

Con il Kriya yoga si lavora contemporaneamente sui tre livelli, corpo, prana e spirito.

  • Siamo partiti da un piano più fisico, attraverso alcuni movimenti lenti del corpo in sincronia con la respirazione;
  • per passare ad un piano pranico, attraverso le nadi, lungo le quali circola mentalmente il prana, sincronizzandosi innanzi tutto con la respirazione per poter poi, in seguito, circolare in modo autonomo;
  • Infine ci siamo avvicinati a un piano mentale spirituale, utilizzando dei circuiti attraverso i quali sono inviati prana e pensiero, inizialmente in sincronia poi indipendentemente, con dei ritmi che diventano sempre più elevati.

Quindi si tratta di uno Yoga fisico e dinamico, di una tecnica di pranayama e di una forma di meditazione. Questo Yoga è quindi la fusione perfetta di queste tre componenti corpo, prana e spirito .

Prana è guidato dalla mente in modo passivo o attivo

Bisogna però distinguere tra:

  • un primo livello di attivazione passiva del prana, quando muoviamo solo la mente e percorriamo i Nadi Manovahini che trasportano la mente;
  • un secondo livello in cui percorriamo Nadi Pranovahini che trasportano attivamente prana e mente.

Nell’ultima lezione, abbiamo provato a visualizzare un dito.

La percezione cambia a seconda che io lo pensi solamente o che, assieme alla mente, ci porti il prana.

Possiamo visualizzare in questo secondo caso, un colore, un uovo, una nebbiolina; sentiremo il dito molto più grande e con più calore.

La percezione di prana è più soffusa, quella parte la sentiamo più grande. Metto a confronto con l’altro dito.

Abbiamo anche provato, nelle lezioni passate, a tirare una persona tirando semplicemente parte del suo prana.

Prana nel corpo

Il prana mi fa sentire le parti attivate omogenee.

La stessa cosa accade quando vado a lavorare sui piedi.

Li sento sprofondare nel pavimento e li sento più compatti, più grandi; capisco meglio il concetto di prana e come si percepisce prana nel corpo.

Se lavoro prima su un lato e poi sull’altro, sento la parte dove ho portato prana più densa.

Ho addirittura una forza relazionale più intensa, mentre nell’altra parte sono presenti dei “buchi” non percetti.

Posso decidere che tipo di prana voglio portare, posso sviluppare calore, ma posso produrre freddo con un prana di natura fredda.

La Mente guida il prana nelle nadi

Abbiamo insegnato alla mente ad allenarsi.

La mente è contenta quando può decidere lei di andare lì a vedere e comandare.

Alla mente facciamo percorrere dei percorsi, lungo queste nadi o ruscelli che simbolicamente sono 10.000 volte 72.000.

Hanno sicuramente una relazione anche sul piano fisico, basti pensare all’agopuntura, al massaggio ayurvedico.

Tra le tante nadi, noi abbiamo utilizzato prevalentemente, Ida, Pingala e Shushumma che percorrono il centro del corpo e vengono utilizzate nelle tecniche di Kundalini Yoga e Arohan e Awarohan.

Percorrono la superfice mediana del corpo (la pelle) e vengono utilizzate nelle tecniche di Kriya Yoga.

O ancora Gandhari e Hastajihva che percorrono la superficie del corpo dalla testa ai piedi e fanno passare attraverso il corpo le forze che dal cielo vanno alla terra e viceversa .

Le Nadi collegano i Marman

Le stazioni delle nadi, chiamate Marman, sono zone più sensibili al prana. I Marman canonizzati sono 108 e in qualche modo sono analoghi a quelli dell’agopuntura.

Come le porte di una città, si aprono o si chiudono secondo le necessità.

I nostri punti prana (Marman) sono localizzati sul corpo sottile (Sukshma Sharira, la nostra Aura che sopravvive tre giorni alla morte del corpo grossolano).

Quella parte che mette a contatto l’aspetto fisico con l’al di fuori umano, qualcosa al di fuori del mio corpo fisico.

I Marman mettono in comunicazione la mia vitalità con il resto del Cosmo.

Pranayama, guidare il prana nel corpo fisico e nei Kanda

Il prana che agisce sul corpo fisico viene definito il doppio, più largo e smussato rispetto al corpo fisico.

Si tratta di Hiranya Garbha, l’embrione d’oro, il prana aderente al corpo fisico che è presente anche dentro al corpo.

Il corpo fisico si muove lento rispetto alla mente.

Quando attiviamo il corpo negli asana, arriviamo a percepire questa larghezza senza spigoli.

E’ tutto più omogeneo.

“Manas shaktimat prana” cioè “ la mente guida e conduce prana”.

Dove va la mente, posso decidere di interagire con un certo tipo di prana.

Il prana però, lo sento sia al di fuori, che dentro al corpo, dove possiamo individuare dei centri di accumulo del prana detti Kanda.

I Kanda

I Kanda sono ovoidali uno è posto al centro dell’addome, ma possiamo creare dei micro-kanda al centro di ogni organo. Il Kanda dell’addome, “l’utero pranico”.

Lo visualizziamo grande come il nostro pugno e pulsa come il cuore sotto l’ombelico.

Da questo cuore, si invia prana verso la sfera emotiva.

Questo Kanda si va a riempire di notte nella fase dei sogni, oppure quando facciamo Hatha Yoga (non acrobazie dove il Kanda invece si consuma).

Insegnare alla mente a stare concentrata

Sui movimenti abbiamo insegnato alla mente a stare concentrata, abbiamo capito quanto è importante il concetto di propriocezione (percezione di se stessi).

Inizialmente, con l’asana statico, la mente poteva scappare via.

La mente quando è nel corpo “fisico” che salta di qua e di là, non è molto contenta e questa scontentezza la trasmetto al corpo, dove posso anche percepire dolore.

Se invece porto prana, sento tutto il corpo felice; il punto marman è dove vado a riattivare prana. Questa forma di prana è il vero pranayama.

Allenare la mente per il pranayama

Abbiamo allenato la mente per il pranayama.

Abbiamo chiaramente usato il respiro per vincolare la mente, ma poi il respiro si sospende.

Quindi eseguendo dei Kriya dobbiamo uscirne rigenerati e mai stanchi.

Noi la realtà del corpo non la conosciamo.

Quello che percepiamo del nostro corpo è solo un’immagine che si crea nella nostra mente.

Il prana non passa dai sensi fisici.

Quando sogniamo

L’esempio è quando sogniamo.

Tutto avviene nella nostra mente, tutto il mondo è fatto di vuoto e se togliessimo la Shakti non ci sarebbe più niente.

La conoscenza del corpo con il prana, è molto più omogenea.

Non potremmo percepire il corpo fisico.

Io conosco per poter interagire.

La percezione con prana è più completa.

La Felicità della Mente

Importante è valutare com’è la nostra mente.

Dobbiamo farci piacere le cose che facciamo. I

l piacere deve essere sia nel corpo, che nella mente.

Possiamo renderci conto come una stessa cosa per la nostra mente, dopo due minuti, può diventare bella e piacevole, quel che cambia è la nostra mente.

Dopo poco il respiro lo percepiamo in maniera luminosa, si esegue lo stesso esercizio, ma ciò che cambia è la qualità della nostra mente, non più passiva e incatenata.

Permettiamo alla mente di ritrovare le sue capacità, gli spazi della sua mobilità.

Cambiamo la dimensione con il silenzio, la dimensione del sonno profondo. Più la mente entra nel suo ambiente ideale, più il prana è domato.

Il prana è come il cane con il suo padrone, vuole essere guidato.

Dove va la mente, là va il prana.

Devo portare la mente in uno stato di silenzio e immobilità.

Il respiro è meno importante fisicamente e diventa straordinario, deve essere così in rapporto anche alla nostra vita.

Facciamo le azioni ponendo la mente nelle condizioni migliori con intenzione, conoscenza e volontà.

Il Kriya Yoga è molto terapeutico e utile nei momenti di grossi abbandoni, nei lutti, ci aiuta a superare.

Dopo la pratica di Kriya Yoga ci si sente più fortificati e, nel tempo, s’impara ad affrontare gli ostacoli, a trovare le chiavi giuste per aprire le porte, per restituire alla mente la sua dignità.

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