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TESTA LIEVE IN RESPIRO LIBERO

Mag 18, 2018 | Pranayama

di Annarita Manni

La mobilità toracica

Nella terza lezione dell’annualità di Pranayama di Bologna Francoise ci propone una sequenza sulla percezione della mobilità toracica attraverso l’utilizzo del diaframma.

La rivelazione di Kala Kryia

In particolare la rivelazione di Kala Kryia riguarda a mio parere il collo e soprattutto la testa.

Noi allievi di un corso di alta formazione insegnanti yoga siamo tutti lì sdraiati sui nostri tappetini e cerchiamo di percepire la mobilità toracica e di far respirare tutto il nostro corpo dalla sommità del capo alle dita dei piedi con una “semplice” e lieve rotazione dei piedi, delle braccia e della testa. Francoise si aggira per la sala per verificare come stiamo realizzando il Kryia.

Torna al suo posto e quando ci risistemiamo tutti in Sukhasana ecco la frase fatidica: “Lasciate andare la testa! Perché molti di voi non riescono a lasciare andare la testa?”. Questa non è una domanda qualunque.

E’ il presupposto per liberarmi dagli schemi mentali e fisici che non mi appartengono. Li scopro e li cambio con la pratica. Da qui nascono questa breve riflessione e questa breve pratica sul lasciare andare la testa.

La testa

Molti di noi credono che la testa sia la parte più importante del nostro corpo perché si ritiene che lì risiedano ciò che ci governa e che ci rappresenta: il cervello (inteso come organo che ragiona e pensa), l’io e la mente.

Lo yoga ci insegna e ci dimostra che la testa e il cervello non sono il luogo (o l’unico luogo) in cui risiede la mente.

La testa è una parte del nostro corpo dove pulsano il respiro e la vita.

Viviamo in un mondo basato sul ragionamento e sul pensiero, dove ciò che sentiamo (la percezione del nostro mondo interiore, corpo e sentimenti, emozioni, sensazioni e sentimenti) è un totale tabù, qualcosa da evitare, da non contattare, qualcosa di pericoloso.

Viviamo in un mondo dove ascoltare quello che accade nel nostro corpo è considerato una perdita di tempo, un mondo in cui si impara solo dai libri (cioè da qualcosa di esterno e teorico), un mondo dove gli stimoli esterni distraggono la mente dalla sua naturale funzione (percepire il suo mondo cioè il corpo) e rischiano così di farla impazzire.

La testa è ritenuta così importante perché lì si esercita il controllo delle pulsioni, degli istinti, dei bisogni, dei desideri e delle paure.

Ecco perché la nostra testa e il nostro collo sono spesso caratterizzati da una rigidità non solo fisica ma anche psichica. Cosa devo fare per riuscire a lasciare andare la testa? Devo smettere di “farmi dei film su di essa” con la mente, e devo iniziare a osservarla e a percepirla per ciò che essa è REALMENTE: una parte del mio corpo.

UJJAYI

Non c’è Hatha Yoga senza Ujjayi.

Lo scopo di questa pratica è lasciare andare la testa. Eseguirò l’Ujjayi per realizzare questo fine.

Visto che non è possibile non produrre alcun pensiero e visto che si ritiene di pensare con la testa, decido io a cosa pensare: porto la mia attenzione al suono del mio respiro.

L’Ujjayi mi potrà aiutare a spostare la mia consapevolezza dalla testa al respiro. Chiudo parzialmente la glottide (come quando deglutisco) e respiro, ne osservo le varie fasi: inspiro, pausa, espiro, pausa.

KALA KRYIA

Questo Kryia ci aiuta a unificare il movimento della respirazione e ad attivare la testa in rapporto alla respirazione.

Con un’avvertenza: ciò avviene solo se mobilizziamo tutto il corpo in funzione della respirazione.

  1. Ci sdraiamo supini, percepiamo i punti di appoggio del corpo sul pavimento, la sua pesantezza.
  2. Apro leggermente le gambe e scosto un po’ le braccia dal corpo, rivolgo i palmi delle mani verso terra, porto il respiro in ujjayi.
  3. Espiriamo e ruotiamo i piedi all’interno (manteniamo morbide le ginocchia), stringiamo il perineo e i muscoli espiratori inferiori dell’addome.
  4. Contemporaneamente ruotiamo verso l’interno entrambe le braccia per chiudere la parte alta del tronco, lasciamo morbido il collo per favorire la discesa dello sterno.
  5. Mentre inspiriamo ruotiamo i piedi verso l’esterno, tenendo incollata al pavimento la zona lombare. Ruotiamo le braccia verso l’esterno per allargare il torace. Ruotiamo lateralmente la testa allungando bene il collo.
  6. Ripetiamo alcune volte il movimento fino a sentire il movimento unitario del respiro completo.

SHAVASANA

Terminato l’esercizio lascio anche l’ujjayi. Lascio affiorare gli echi della posizione precedente. Percepisco i punti di appoggio del corpo sul pavimento, la sua pesantezza e il mio respiro breve e sottile.

Quel lieve soffio è Prana, la Vita che fluisce in me.

Ora Lascio che il corpo sia cadavere, percepisco questa sua caratteristica. Constato che il corpo e la testa sono immobili e vivi, perché in essi fluisce il respiro. Il respiro e la vita fluiscono se il corpo e la testa sono rilasciati.

SUKKHASANA

Ci riportiamo in posizione seduta comoda, lo facciamo in modo consapevole, senza fare movimenti a caso, possiamo approfittare anche di questa opportunità di percepire il corpo con la mente mentre ci riportiamo in posizione seduta.

  • Percepiamo i piedi e le gambe pesanti, le parti di esse a contatto col pavimento, percepiamo gli ischi sprofondati nella terra, i glutei, il bacino, il busto (addome, petto, schiena, colonna e scapole).
  • Percepiamo le spalle, le braccia e le mani pesanti appoggiate sulle ginocchia. Osserviamo il collo, la testa e il viso.
  • Lo yoga è mente, una mente libera da condizionamenti e da schemi mentali errati. La testa è una parta del corpo. Essa, insieme a tutto il corpo, è il mondo della mente. Qui la dobbiamo portare per fare in modo che faccia ciò che le conviene: percepire prana. La mente, per percepire prana, si appoggia sul respiro.

C’E’ UN RAPPORTO TRA LASCIARE ANDARE LA TESTA E RESPIRARE IN MODO FLUIDO, ARMONIOSO, UN MODO CHE FA RESPIRARE TUTTO IL NOSTRO CORPO.

Se porto la mia attenzione alla respirazione sposto l’attenzione dalla testa al respiro.

Se respiro vivo nel momento presente, mi realizzo qui ed ora (come ci insegnano il Tantra ed EFOA).

Se lo yoga è mente e intenzione di guidarla a percepire Prana, portando l’attenzione al respiro decido io su cosa portare la mente.

Se porto l’attenzione al respiro, invece che alimentare una mente confusa e incapace di controllare prana, vado a calmare la mente e la conduco nel suo mondo (il corpo) a percepire Prana (la Vita) e la testa perderà il suo erroneo primato e tornerà ed essere una parte del tutto, una parte del corpo.

Ciò che ci governa non è la testa bensì la vita.

Françoise dice: “quando capisci l’importanza di lasciare andare la testa al ritmo della Vita puoi dire che stai facendo Yoga”.

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