R- ESPIRO

di Mara Granelli

La Cultura Occidentale dell’inspirazione

Fin da bambini ci hanno insegnato che fare un bel respiro significa far entrare più aria possibile dal naso e nei polmoni, una bella apertura che esprime potenza e coraggio, che ci fa sentire più forti … e poi?

Cosa succede dopo?

Spesso quasi niente, nel senso che nella maggior parte dei casi, l’aria che esce lo fa passivamente, con un leggero espiro.

Oppure l’aria esce dalla bocca in modo grossolano e di fretta, come se il dopo non ci interessasse più; la mente è focalizzata sull’inspiro e poi si distrae, non si occupa di quello che avviene dopo.

L’importante è quanta aria faccio entrare, ciò che riesco a prendere del mondo; nell’immaginario occidentale un uomo forte è un uomo dal torace grande, che si gonfia con l’inspiro. La nostra cultura ce lo insegna fin da piccoli condizionando la nostra postura ed è per questo che la cultura occidentale orientata all’esterno è ben rappresentata dalla fase dell’INSPIRO.

La Cultura Orientale dell’espiro

In realtà nella respirazione la fase più importante è l’espiro.

L’ espirazione ha la funzione di purificare i polmoni, di far uscire tutta l’anidride carbonica che si accumula nello sforzo del respirare, di eliminare l’aria viziata che rimane bloccata nei polmoni e di conseguenza di permettere l’entrata di una maggiore quantità di aria pulita.

È come se noi continuassimo a lavare i piatti nella stessa acqua con cui riempiamo il lavandino, giorno dopo giorno e se pensiamo che respiriamo in media 720 volte all’ora possiamo capire quanto è importante pulire i nostri polmoni!

Dato che non sempre possiamo permetterci di respirare aria pura almeno cerchiamo di aumentare la nostra capacità di respirare correttamente.

Nello Yoga l’espiro diventa azione, processo attivo in cui tutto il busto partecipa a questa importante funzione, i muscoli espiratori vengono coinvolti e chiudono la cassa toracica permettendo all’aria di uscire meglio.

In alcuni casi l’aria può uscire anche dalla bocca, per esempio nel Sospiro: sospirando profondamente butto fuori anche le emozioni che ho trattenuto durante la giornata, quelle che mi hanno provocato tensioni e che con qualche sospiro ripetuto riesco ad eliminare.

In senso simbolico poi l’espirazione è un saper donare qualcosa di noi al mondo, è un lasciare andare quello che abbiamo ricevuto dal mondo, ecco perché la cultura orientale è invece ben rappresentata dalla fase dell’ESPIRO.

Riportare l’attenzione sull’espirazione, facendola diventare attiva è uno dei primi passi del PRANAYAMA, perché più attivo l’espiro, e meno forza dovrò mettere nell’inspirazione successiva e, dato che lo YOGA lavora sempre a basso consumo di Prana, questo aspetto è particolarmente importante da scoprire e da portare nella nostra vita quotidiana e nella nostra pratica di Yoga.

Cosa fare nella pratica?

Il primo passo da compiere nella pratica è osservare il nostro respiro: sentire l’aria che entra da entrambe le narici, percepirne il ritmo, la profondità, la lunghezza e infine le pause. Osservare con il tempo significa conoscere, imparare a familiarizzare con il nostro respiro e quindi noi stessi.

Il secondo è cercare il più possibile di togliere le distonie create dallo stress e dall’ansia al respiro, attraverso delle pratiche di purificazione.

Una di queste è il PURNA RECHAKA: espirazione profonda aiutata dall’attivazione dell’addome che vede risucchiare l’ombelico e stringere la cassa toracica per far uscire tutta l’aria possibile, e dopo un rilascio a terra in sospensione a polmoni vuoti, godersi l’inspiro che arriva dopo: un inspiro spontaneo, potente, senza bisogno di forza.

Con questa pratica si ottiene con un’unica azione proprio ciò che dicevo all’inizio: un’espirazione profonda e attiva che pulisce i polmoni e che fa entrare senza sforzo tanta aria pulita.

Nello stesso tempo scarico le tensioni emotive riaprendomi con un nuovo inspiro al mondo.

Un Asana in cui si percepisce molto bene la nascita dell’inspiro spontaneo dopo un espiro attivo è HARDA MATSYASANA.

A terra, con le ginocchia piegate, i piedi in appoggio, i gomiti appoggiati a terra a sostegno del busto.

Inizio espirando, cercando di avvicinare il più possibile il pube e l’ombelico chiedendo aiuto ai muscoli dell’addome per dare profondità e lunghezza all’espiro.

Tenendo l’ombelico in uno stato di neutralità, lascio che l’inspiro cresca espandendo prima le costole mobili, poi tutta la cassa toracica, salendo alle spalle, facendo alzare le clavicole e arrivando infine al collo e alla testa che si abbandona all’indietro.

In questo modo, seguendo il respiro, facendomi accompagnare mano nella mano sulla sua strada arrivo a completare l’ASANA minimizzando lo sforzo fisico e senza contrazioni. A questo punto potrò rimanere nella postura seguendo il ritmo del mio respiro fino a quando si modificherà, facendomi capire che è il momento di lasciarla.

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