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ŚAKTI E IL POTERE DELLA PAROLA

Feb 22, 2020 | kundalini Yoga

di Antonella Filippone

Per cercare di comprendere e definire l’entità di ŚAKTI, dobbiamo necessariamente partire dalla sua realtà di pura Coscienza, cioè da Śiva. Śiva, il Sé, è Śiva e Śakti: Śiva, la Coscienza, è concepito come potere dinamico; tale dinamismo (spanda) è chiamato Śakti. Questa qualità (fra le innumerevoli) è connaturata in Śiva e la rappresentazione iconografica di Ardhanārīśvara lo esemplifica: Śiva e Śakti sono uniti e compenetrati nella stessa Realtà (la Coscienza).

Śakti presiede funzioni differenti perchè può far conseguire differenti risultati, realizzandosi in diverse forme: Śiva è assolutamente libero di agire (o non agire) come vuole e questa libertà è proprio Śakti. Per esempio, Śiva si manifesta nella volontà, nell’intenzione (icchā), nella conoscenza (jñāna) e nell’azione (kriya), ma anche nella beatitudine e nella gioia (ānanda). La triade icchā-jñāna-kriya rappresenta il suo processo creativo: l’intenzione (senza sforzo) di ideare, immaginare e attuare il mondo si compie grazie a Śakti. E Śakti si distingue in particolar modo per:

  • potenza, forza;
  • potenza attualizzata, attività reale (kriya);
  • pensiero, attività mentale (vimarśa);
  • attività non condizionata, libertà di agire/non agire (svātantrya)
  • libera vibrazione (spanda).

Nella pratica dello Hatha Yoga, Śakti è Kundalinī (la potenza del serpente), simbolo forte e indiscusso della Coscienza primordiale che, fatta risvegliare nella conquista dei vari chakra, può intervenire a differenti livelli: come prānā, come jñāna, come parā (trascendente), come vāk (parola o linguaggio). Questa ultima, fondamentale, connotazione, richiama le dottrine tantriche sullo sviluppo del pensiero e della parola stessa: non possiamo pensare senza l’utilizzo del linguaggio. Pensiamo con e grazie alla parola, che può essere emanata foneticamente (articolandosi nel linguaggio concreto) o più in generale sonoramente (nāda, Śabda).

Dal momento che il mondo è una manifestazione della Śakti (nella libertà della Coscienza- Śiva) e questa può quindi essere intesa anche come vāk, è comprensibile che il mondo stesso sia, fra l’altro, una manifestazione di vāk.

Il mondo, il cosmo, è il risultato libero e spontaneo del dinamismo e della vibrazione di Śiva (attivati da Śakti), pura Coscienza, come abbiamo detto, che si attua sia nella parola interiore che in quella articolata. Lo Śabda (la forma “sonora” di Śakti) crea il linguaggio potenziale che, poi, ogni uomo rende vivente. Con vāk abbiamo i pensieri che ci permettono di essere consapevoli, di saper scegliere, di provare emozioni, di promuovere la psiche. Nell’Hatha Yoga vengono utilizzati, perciò, bīja-mantra (suoni archetipici) per esprimere, nei vari stadi di Coscienza, la potenza del suono, la forza di Śakti-Kundalinī che si modula con segni e articolazioni appropriati al chakra raggiunto (Lam, Vam, Ram, Yam, Ham, Om).

Nel nostro corpo si esemplifica al meglio questo aspetto sonoro e vibrazionale della parola, se pensiamo ai vari punti di articolazione fonetici presenti nell’apparato fonatorio: proprio nel collo (in cui si attua lo studio dello kshetram e del chakra Vishuddi) realizziamo il pensiero (che ovviamente si origina nella mente) attraverso movimenti di attrito e vibrazione, di apertura e chiusura che vanno a comporre i fonemi e quindi le parole. È la Śakti-Kundalinī che sinuosamente striscia nelle corde vocali e ci rende consapevolemente capaci di esprimere i pensieri, sapendo distinguere nella realtà le sue componenti duali.

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